L’anno che verrà
Il nuovo anno si è aperto su scenari che, fino a poco tempo fa, sembravano impensabili. L’attacco statunitense al Venezuela, con la cattura del suo presidente, e le violenze esplose a Minneapolis durante operazioni federali di sicurezza hanno segnato simbolicamente l’ingresso nel 2026: un inizio che parla di forza, di rottura delle regole, di una soglia oltrepassata quasi senza più scandalo.
In questo paesaggio si staglia il profilo dei nuovi autoritarismi. Non si proclamano nemici della democrazia: se ne appropriano retoricamente mentre ne smantellano le fondamenta. Parlano di popolo, di ordine, di sicurezza. Ma dietro questa narrazione si consuma lo scambio più pericoloso: libertà in cambio di protezione. In nome di una sicurezza dichiarata, si normalizzano controlli, censure, accentramenti di potere e violazioni sistematiche dei diritti civili. È un modello ormai diffuso – dagli Stati Uniti di Trump all’Europa di Orbán e Meloni – che non abolisce la democrazia, la svuota dall’interno. Continua a leggere

