La Cuba del fotografo documentarista Raúl Cañibano Ercilla è in bianco e nero; è vera, pulsante di vita, come quella che scorre nelle braccia dei contadini delle piantagioni di zucchero o di tabacco (dalla serie “Tierra Guajira”, con cui vinse nel 1998 il Premio Nazionale del Salon of Photography); ed è anche la Cuba della città, dell’Havana, dei lavoratori, dei bambini e degli anziani, e delle spiagge (dalla serie “Ciudad”). La fotografia racconta ciò che si vede e ciò che non si vede, che è solo suggerito, il tangibile e l’intangibile. Ci guida in storie accennate e in altre riconosciute. Questo fanno le immagini complesse e allo stesso tempo semplici del fotografo cubano. Nessun stereotipo, niente colori squillanti, assente la celebrazione del potere politico. Perché come afferma lui stesso: “Cerco di catturare l'essenza del mio paese”.
L’ombra diventa materia, come quella sul muro nella foto scattata a Vinales, dove si manifesta, entra nell’inquadratura un gaucho a cavallo, mentre in primo piano una donna si lava i capelli in un secchio. Tutto si carica di un potere quasi simbolico. In Cañibano le foto hanno molti e diversi livelli e le storie presenti si sfiorano, rimangono separate o si mescolano. Sia i livelli multipli che le ombre danno dinamicità alle sue composizioni. Vi è un rincorrersi di opposti, tra reale e immaginato, tra pubblico e privato (entrando nelle case, nell’intimità), di povero ed idilliaco. Restituendoci sempre il quotidiano, la gente comune, il vero cuore della sua “Isla”. Molte delle foto proposte sono tratte da “Chronicles of an Island”, la mostra allestita a Londra lo scorso anno. Cañibano portò con sé, in viaggio, i negativi conservati in una scatola di sigari. Tanti gli anni vissuti con difficoltà per sviluppare le foto, anche all’inizio della sua carriera di fotografo negli anni 90, aggravatasi poi con l’embargo economico. La sua vita cambiò proprio in un laboratorio fotografico di un insegnante di liceo del suo paese nativo, Cienfuegos, dove era tornato in visita. Il fascino per il surrealismo del fotografo Alfredo Sarabia e dell’artista Salvador Dalì hanno guidato poi negli anni il suo lavoro, così come Eugene Smith ne ha influenzato la visione umanistica. Nel suo primo scatto del 1992 (n. 27), si vede l’ombra di un monumento equestre. Al di sopra del muro, dei moderni lampioni si orientano senza guida verso il cielo brullo, sgombro di nuvole. Ha scelto di tagliare a metà il generale a cavallo, per rendere manchevole quel sogno di un futuro perfetto all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica. Cañibano ha esposto in tutto il mondo e le sue fotografie sono presenti in collezioni private e sono state incluse nella pubblicazione CUBA: 100 years of Cuban Photography. (Debora Valentini)

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