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WJ#148 Ottobre 2024

https://witnessjournal.com/magazines/wj148/

Era il gennaio del 2017 a Bologna, quando Witness Journal e TerzoTropico con il supporto di Arci, inauguravano la prima edizione del festival, nato per dare visibilità e spazio al lavoro di autrici e autori ancora poco conosciuti, con voci forti e inedite. Closer – Dentro il reportage il Festival di Fotografia di Fotogiornalismo, si rinnova con cadenza biennale e un programma fitto di incontri e workshop.

Fra gli obiettivi c’è innanzitutto la diffusione di una fotografia che possa essere racconto ed incontro, dialogo, inclusione, confronto e partecipazione. Conferenze, workshop, mostre collettive e letture portfolio gratuite da sempre accompagnano l’esposizione principale, mettendo a fuoco ciò che davvero conta: le storie di tutti noi. La forza umana che queste storie trasmettono ha forse ancora il potere di abbattere il muro di indifferenza che ci separa dalla realtà, nell’inferno del presente quotidiano? Closer si propone di restituire alla società una visione più autentica e accessibile del mondo, lasciando che le immagini raccontino senza filtri storie di vita, di persone, di mondi vicini e lontani. Nelle prime sei edizioni ha ospitato più di 30 mostre di autori emergenti, oltre ad incontri con fotografi di grande talento e sensibilità fotografica ed umana, fra questi Francesco Cito, Fausto Podavini, Dario De Dominicis, Paolo Marchetti e tanti altri.

Oggi, a più di sette anni di distanza da quella prima edizione, il festival è cresciuto e si è evoluto. Noi di Witness Journal, pur non essendo più tra gli organizzatori diretti, siamo entusiasti di partecipare come media partner all’edizione in mostra presso Qr Photogallery, realizzata e curata dalle associazioni TerzoTropico Aps e Tempo e Diaframma Aps e dalla Pro Loco di Budrio, in collaborazione con il Comune di Budrio e con il sostegno del Comune di Bologna.

Closer rimane un punto di riferimento per tutti coloro che credono nel potere delle storie visive. È un luogo d’incontro per fotografi, professionisti, amatori e curiosi che continuano ad esplorare un linguaggio che da quasi due secoli è parte integrante della nostra società, ma che è in continua evoluzione.

I finalisti di quest’anno presentano temi ed interrogativi urgenti e inderogabili, come la precarietà abitativa e l’impatto del cambiamento climatico sull’esistenza delle future generazioni; la crudezza della nascita nell’Africa subsahariana e il grande gioco della disumanità lungo la Rotta Balcanica; l’eterno mistero del rapporto fra uomo e fede e la poesia della ricerca nel viaggio.

Le mostre sono visitabili fino al 3 novembre 2024. Qui il programma completo del Festival.

La Redazione WJ

Dialoghi Mediterranei n. 69

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https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/sommario-n-69/#more-81196

EDITORIALE; Stefano Allievi, Daniela Melfa, L’Italia tra demografia e migrazioni; Ewelina Berdowicz, Health and wealth. Principles of social influence and their practical implementation by Prosperity Gospel proclaimers; Aberto G. Biuso, La “Longue durée”. Sulla storiografia di Fernand Braudel e delle “Annales”; Iain Chambers, Un “Mediterraneo Nero”?; Francesca M. Corrao, Le razze non esistono ma il razzismo sì. Ricordando Danilo Dolci, Ludovico Corrao e Alberto Piazza; Fabio Dei, Antropologia e progresso; Leo Di Simone, La radice unitaria delle tre religioni abramitiche. Storia, antropologia, teologia; Antonio La Spina, Il pluralismo religioso in Italia: il caso dei rapporti tra cattolicesimo e buddismo Soka Gakkai; Vanessa Maher, Bianca Tarozzi, Hilma Granqvist (Suppu 1890 – Helsinki 1972) e le donne di Artas in Palestina; Roberta Morosini, Arcipelaghi. Dal Tirreno al Pacifico. America mediterranea e Rinascimentalismo post-coloniale, tra vigneti, Missioni, pionieri e schiavi; Gianni Palumbo, L’Utopia che non vide la Merica; Roberto Settembre, Stare nel mondo: note su tribalismo e manicheismo dogmatico come antitesi alla legge morale; Lauso Zagato, Diritti e visioni. Suggestioni di lettura.

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Memorie del sottosuolo, Nisseno (ph. Salvo Cuccia)

 

PER LA PALESTINA

Federico Costanza, Gaza e il destino di Israele; Dario Inglese, Parole in gioco e vittime sul terreno. Note sulla sacralizzazione del 7 ottobre e sull’invisibilità del massacro a Gaza; Aldo Nicosia, The interpreter of shadows for numbed consciences.

IL CENTRO IN PERIFERIA

Pietro Clemente, Continuare a pensare, continuare a sperare; Sandra Puccini, Cirese. Un lungo sodalizio scientifico e una tenace amicizia. In ricordo di Sandra Puccini; Roberta Tucci, Giovanna Marini. Canti di lotta alla Pantanella occupata (1971); Antonella Tarpino, Un nuovo alfabeto per cambiare lo sguardo sul paesaggio; Giampiero Lupatelli, Idee e suggestioni dalla montagna reggiana nella fotografia di Karim al Maktafi; Alessandro Parisi, Etnografia dei rapporti di potere: Ferrero e le nocciole della Tuscia Viterbese; Giovanni Cogoni, Giuseppe Fulghesu Tra declino e rinascita: i vigneti ‘eroici’ a Meana sardo; Michela Buonvino, Daria De Grazia, Intorno alla centesima edizione del Festival des Cerises di Sefrou: processi di patrimonializzazione, politiche agricole e immaginari translocali del fruit des Rois; Nicolò Atzori, L’intelligenza patrimoniale: etnografia storica intorno ad una cooperativa sarda; Gabriele Desiderio, Le Pro loco, il dialogo con le comunità e i progetti contro lo spopolamento; Francesco Del Casino, Che giorno è? Un giorno ad Aliano; Paolo Nardini, Ripensare lo spazio liminale: fra la terra e l’acqua; Felice Tiragallo, La vita sociale delle cose nel Medio Campidano; Massimo Pirovano, Giuseppe Panzeri, storico di comunità: alle origini del MEAB; Antonietta Di Vito, Lettera dal Molise. Rinnovabili non significa sostenibili; Rossano Pazzagli, La torsione beffarda della transizione ecologica.

Si è spento Nino Giaramidaro - 28 maggio 2024

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Se n'è andato così, Nino qui ritratto con Letizia Battaglia. Un grande amico. Uno che tracciava solchi profondi. Uno dei primi ad arrivare sui luoghi del Belice dopo il terremoto, in vespa nel 1968 e che poi rimarrà ad aiutare a scavare per settimane. Severo ma giusto. Ironico e divertente. Di quella volta che commissionò al giovane Tony Gentile diverse foto di una portaerei americana ancorata al porto di Palermo. Li oltre la nave non c'era nessuno in banchina e vista da destra o sinistra la foto era praticamente la stessa e Tony ne scattò solo una e gliela comnsegnò. Quando uscì dalla busta quell'unica foto, lui che ne aveva chieste diverse e con ufficiali e marinai e picchetti esclamò: " ma cu arrivò Cartier Bresson?"

Mi aveva coinvolto in Dialoghi Mediterranei anni fa e di tanto in tanto scrivevo un pezzo corredato di foto. L'ultimo, sul viaggio in Uzbekistan, gli era piaciuto tanto e ne aveva scritto una sua versione immaginando un ideale di Samarcanda dalla sua poltrona di casa. Poi al telefono mi diceva che ci sarebbe voluto andare con sua moglie Enza...

qui alcuni dei suoi scatti e fra questi il mio shot preferito: scatto ripreso dopo un attentato dell'ETA a Madrid. Ciao Nino e Buona Luce

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Dialoghi Mediterranei 67- 1 maggio 2024

https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/

foto di Nino Giaramidaro

EDITORIALE; Linda Armano, Dov’è il campo? Riflessioni metodologiche sull’inaccesso etnografico; Paolo Attanasio, Clima e migrazioni: un nodo scorsoio da sciogliere; Francesco Azzarello, L’incoerenza del nostro tempo, le cose e le non-cose e Caspar David Friedrich; Alberto Giovanni Biuso, Il disincanto gnostico di Camus; Michela Buonvino, Performance culturali, politiche dell’identità e sfera pubblica islamica nel Marocco contemporaneo; Marina Castiglione, Una laurea lunga una vita (e qualcosa in più); Paolo A. Cherchi, L’Impero Genovese nel “Tirant lo Blanc”; Fabio Dei, Logocentrismo critico; Luca Di Sciullo, Linee per una futura agenda di riforma delle politiche migratorie nazionali; Dario Inglese, Dai protocolli al campo. La sfida interculturale della scuola italiana; Giovanni Isgrò, Il teatro evangelizzatore dei Francescani nella Nueva Espaňa; Pietro Li Causi, Prima della “Wilderness”: le terre selvagge nel mondo greco-romano; Luca Renzi, L’Ifigenia di Goethe, il mito greco come metafora per la terra di Cutro?; Roberto Settembre, Il diritto internazionale fra storia e nuova preistoria: ragioni per un giudizio in tempo di guerre; Lauso Zagato, Quella innocente parola.

GAZA E DINTORNI Francesca M. Corrao, Da Harward Gaza è lontana. Sull’importanza del dialogo; Giovanni Gugg, L’ascolto come antidoto all’odio. Ascoltare David Grossman; Vincenzo Meale, Gaza, da tranquilla cittadina di provincia a capitale di uno “Stato-canaglia”?; Enzo Pace, Gaza: l’insostenibile leggerezza degli effetti collaterali; Elio Rindone, Gaza oggi: e ieri?

IL CENTRO IN PERIFERIA Pietro Clemente, I Cento fiori delle aree interne e le minacce della destra; Alessandro Simonicca, Aree protette, parchi e antropologi; Giuseppe Lattanzi, Nicola Martellozzo, La processione delle Torce a Sonnino: i fuochi di una tradizione viva; Costantino Cossu, Marmilla, tra scorie e spopolamento; Fabrizio Ferreri*, La forza di ogni centro sono i suoi limiti ultimi: il pensiero meridiano e il margine; Olimpia Niglio, La Comunità non abita più qui; Maddalena Burzacchi, La campagna ritrovata, transizioni e contraddizioni. Note su un convegno; Giada Cerri, Memoria e rigenerazione di un luogo di confine; Paolo Nardini, Roberto Ferretti quaranta anni dopo; Sandra Ferracuti, Collezioni matrigne. “Oggetti etnologici” in cerca di casa.

SARDEGNA/LETTURE Nicolò Atzori, L’importanza di conoscersi: l’isola alla prova di sé stessa; Giacomo Mameli, Quo vadis Sardinia? Uno sguardo aperto al futuro, contro le eterne geremiadi; Sandro Ruju, L’Isola post-industriale, fragilità e potenzialità; Andrea Francesco Zedda, Industria e storie di vita. Sull’analisi antropologica del passato industriale.

TUNISIA Lorenzo Bonazzi*, La storia di Ida, mia nonna, una donna italo-tunisina; Mohamed Challouf, Hergla e il cinema. Quello che io devo a Rossellini; Mariza D’Anna, Ritorno a Massicault. Una memoria familiare; Diletta D’Ascia, Nidhal Chatta, «le cinema avec un souffle» venuto dal deserto e dal mare; Jevan Joseph Pudota*, La tradizione afro-tunisina Stambeli: il presente e il contesto; Carmelo Russo, Siciliani di Tunisia e relazioni interreligiose (1930-1960). Dall’enfasi del mescolamento all’oblio delle conversioni all’islam.

"4 X 9" Bertolini-Clemente-Cristaudo-Tarantino - Galleria FIAF presso ARVIS di Palermo (Slide Show)

WJ #142 Febbraio 2024

Antifascisti a testa alta

La vicenda di Ilaria Salis, l’insegnante e attivista antifascista detenuta in attesa di giudizio in Ungheria con l’accusa di aver aggredito due militanti di estrema destra, oltre che motivo di grande angoscia per la sua famiglia, dopo mesi di oblio, è diventato prima un caso mediatico, quindi l’ennesimo terreno di scontro politico.

Naturalmente uno dei primi a sparare ad alzo zero è stato l’onnipresente Salvini, impegnato a superare a destra l’alleato Meloni ogni volta che se ne presenti l’occasione. Con le solite modalità politicamente scorrette che tanto piacciono alla parte più becera del suo elettorato, il Ministro delle infrastrutture ha messo temporaneamente in pensione il tormentone “prima gli italiani” per scaricare sulla nostra connazionale un po’ di sana propaganda sui centri sociali, perché l’ignoranza è un bene prezioso da coltivare tutti i santi giorni. Poco o nulla ha detto sull’Ungheria e sul mancato rispetto dei diritti civili del governo Orban, aggiungendo un bel “mi dispiace ma non sono affari miei” sulle condizioni di detenzione e sugli altri abusi denunciati dai media e, come se non bastasse, ha rincarato la dose con un bell’anatema sul futuro lavorativo della Salis al suo rientro in Italia.

Per screditare ulteriormente la nostra connazionale agli occhi dell’opinione pubblica e agevolarne la conseguente condanna morale, Salvini come fa spesso ha usato la tecnica delle mezze verità, ricordando un vecchio episodio, la contestazione presso un gazebo elettorale della Lega, dalla cui denuncia era scaturito un processo a carico anche della Salis poi conclusosi con una assoluzione piena.

Quanto appena scritto su Salvini non sorprende ed è tutt’altro che una novità. Il leader della Lega è un disco rotto che anche i bambini hanno imparato a memoria. Quello che stona e preoccupa è ascoltare questi discorsi, così come altri più o meno sulla stessa linea pronunciati da esponenti della maggioranza, mentre in Germania proprio in queste settimane abbiamo visto decine di migliaia di cittadini tedeschi scendere in piazza contro l’AFD, la destra vicina ai gruppi neonazisti, solo per ricordare a tutti che l’antifascismo non è negoziabile in nessun modo.

Opporsi ai totalitarismi, compresi quelli che come fantasmi, qualcuno vorrebbe riesumare dalla soffitta non è né un reato, né una colpa. Semmai una imprescindibile necessità.

La redazione Witness Journal

Leggi l'ultimo numero di Witness Journal

Premio Mario Francese 2024 a Sirignano e Iannacone

Sono Lara Sirignano e Domenico Iannacone i vincitori della XXV edizione del Premio giornalistico Mario e Giuseppe Francese. La cerimonia di premiazione, condotta dalla giornalista Rai del Tgr Sicilia Lidia Tilotta, si svolgerà martedì 6 febbraio al Teatro Santa Cecilia di Palermo.

A Lara Sirignano va il Premio Mario Francese. Alla cronista dell'Ansa, al suo modo di svolgere la professione giornalistica, vengono riconosciute indipendenza, tempestività e impegno civile. Lara Sirignano segue a Mario Barresi, vincitore del premio nel 2022.

Domenico Iannacone, reporter e conduttore - tra gli altri - de I dieci comandamenti andati in onda su Rai Tre, viene premiato per la capacità di unire nella sua narrazione la migliore tradizione del giornalismo italiano con echi del cinema neorealista e dell'inchiesta pasoliniana. Nel 2022 il Premio Giuseppe Francese era andato a Lucia Sgueglia.

Le motivazioni del conferimento dei due premi saranno rese note durante la cerimonia.

Ospite dell’edizione 2023-24 del Premio Francese sarà Edoardo Purgatori, attore e figlio del giornalista Andrea Purgatori, cui sarà conferito il Premio Francese alla memoria.

"Andare, vedere, raccontare. La sfida del giornalismo" è il tema oggetto del concorso cinematografico che rappresenta la sezione del Premio Mario e Giuseppe Francese riservata alle scuole. Sono otto le scuole finaliste: (in ordine alfabetico) Archimede (Messina) con il video L'onorevole, l'uomo d'onore, l'onesto; Benedetto Croce (Palermo) con il video Il passo dell'onda; Calvino-Amico (Trapani) con il video Io sento, io vedo, io parlo; Danilo Dolci (Palermo) con il video L'opera dei pupi antimafia; Minutoli (Messina) con il video Verità di ieri e di oggi; Rosina Salvo (Trapani) con il video Il mestiere di giornalista tra ieri e oggi; Sciascia-Fermi (Sant'Agata di Militello) con il video La voce del futuro; Vittorio Emanuele III (Palermo) con il video Odio l'indifferenza.

Uno tra questi sarà il lavoro premiato dalla Commissione, che è presieduta da Gaetano Savatteri e composta da Felice Cavallaro, Salvatore Cusimano, Silvia Francese, Roberto Gueli, Tiziana Martorana, Franco Nicastro, Nello Scavo e Lidia Tilotta.

Durante la manifestazione sono previsti anche alcuni momenti musicali a cura della fondazione The Brass Group.

Luigi Tenco fotografo

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Leggi tutto: Luigi Tenco fotografo

Galleria FIAF: Arvis Palermo - Patrizia Galia

Si apre uno dei miei cassetti privati dove ho stratificato alcuni anni di vita, un cassetto mai chiuso del tutto.
Grazie Arvis Palermo per questa possibilità, grazie Lorella Aiosa per la pazienza e l'entusiasmo.
Vi aspetto a Palermo.

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Da Moltivolti la collettiva fotografica di Osservatorio Ballarò #3: "I nostri occhi sul quartiere"

Moltivolti -Palermo
Dal 1 dicembre 2023 al 31 luglio 2024
Tutti i giorni, dalle 9.00 alle 00.00 Gratuito

Inaugurazione 01 Dicembre  2023 presso Moltivolti, Via Giuseppe Mario Puglia, 21 - Palermo ore 18.30

Contribuire alla salvaguardia, al recupero e alla valorizzazione dei punti forza del quartiere, denunciare le carenze e le debolezze sociali e strutturali del quartiere.

Da Moltivolti la mostra di Osservatorio Ballarò, un gruppo di fotografi, operatori economici e sociali, psicologi e architetti che partendo dall'osservazione del quartiere di Ballarò, crocevia di varie comunità e umanità contribuisce alla salvaguardia, al recupero e alla valorizzazione dei punti forza del quartiere.

Un progetto a lungo termine permanente con il contributo di: Paolo Barbera, Gregorio Bertolini, Patrizia Bognanni, Giovanni Cerami, Toti Clemente, Zri Mario Conti, Salvo Cristaudo, Nino Pillitteri, Giusi Tarantino, Luca Vitello.

Balarm eventi Palermo  Palermo Today eventi

Scomparso il fotografo Elliott Erwitt, lo sguardo diverso

È morto il 30 novembre a New York un maestro del Novecento. Artista del bianco e nero, fotografò i grandi e la gente comune con dolcezza e ironia. Da bambino visse a Milano e fu una colonna della Magnum.
Nato a Parigi il 26 luglio 1928 da genitori ebrei di origini russe, Erwitt aveva trascorso la sua infanzia a Milano, fino a quando, nel 1939, si trasferisce negli Stati Uniti con la famiglia per fuggire dalle leggi razziali. L’adolescenza l’avrebbe passata a Hollywood, dove inizia presto a lavorare nella camera oscura di uno studio fotografico prima di iscriversi a un corso di fotografia presso il Los Angeles City College. Nel 1948 si sposta a New York dove studia cinema alla New School of Social Research. Nel 1949 decide di tornare in Italia e in Francia dove, questa volta, arriverà da fotografo, accompagnato dalla sua fedele Rolleiflex. Nel 1951 presta il servizio militare per l’esercito statunitense in Germania e Francia, dove avrà modo di scattare ancora fotografie.

«St. James’s Park. Londra, 1952» (Erwitt /Magnum Photos; Archivio Corsera)

La svolta per la sua carriera di fotografo avviene però a New York, quando conosce Robert Capa, Edward Steichen e Roy Stryker. Proprio quest’ultimo lo avrebbe assunto alla Standard Oil Company per un libro fotografico e un reportage sulla città di Pittsburgh. Nel 1953 Erwitt entra a far parte dell’agenzia Magnum e contemporaneamente inizia a collaborare come freelance con riviste del calibro di «Life». Alla fine degli anni Sessanta è presidente della Magnum per tre anni.

Dopo questo periodo inizia la carriera di fotografo indipendente, lavorando per «Collier’s», «Look», «Life», «Holiday» e per aziende come le compagnie aeree Air France e Klm. Dagli anni Settanta Erwitt si sarebbe concentrato sul cinema, realizzando film e documentari, trasformandosi di volta in volta in operatore addetto alla camera per Gimme Shelter (1970), in fotografo di scena per Bob Dylan: No Direction Home (2005) e in fotografo aggiunto per Get Out Yer Ya Ya (2009).

Elliot Erwitt è stato un fotografo universalmente riconosciuto per la delicata ironia del suo sguardo, che ha sempre preferito rivolgere alle assurdità presenti nella nostra società piuttosto che alle sue patologie. Pur prendendo estremamente sul serio la fotografia, ha sempre sostenuto l’estrema importanza dell’umorismo: «Fare ridere le persone è uno dei più grandi risultati che si possano raggiungere. È molto difficile, per questo mi piace». L’ironia di Erwitt appariva sempre presente, in ogni scatto, in ogni situazione (nella serie Icons come nella serie Family a cui il Mudec di Milano ha dedicato nel 2020 una bella mostra). Uno sguardo rivolto al mondo sempre bonario, accompagnato da una buona dose d’accondiscendenza.
I cani sono stati uno dei suoi soggetti preferiti e non perché ne fosse particolarmente affascinato, ma perché con i loro atteggiamento naturale e irriverente, fungono da perfetto contraltare alla pomposità e alla ricercata compostezza dei loro padroni. La sua spiccata attenzione nei confronti degli aspetti apparentemente più frivoli della società, lo avrebbe resero un protagonista sui generis della straordinaria fucina della Magnum. Eppure anche quando si sarebbe cimentato nel più classico fotogiornalismo, Erwitt avrebbe saputo regalare ai suoi «spettatori» immagini in grado di fissare nella memoria di intere generazioni passaggi storici di portata mondiale: dalla foto di Jacqueline Kennedy durante il funerale del marito, a quella di Richard Nixon che punta il dito sul petto di Nikita Kruscev, dai ritratti di Che Guevara a quelli di Marilyn Monroe.

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